Fotografare il cibo con lo smartphone e food photography by Gionata Smerghetto

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Sarà capitato anche a voi di non aver potuto resistere alla tentazione di fotografare (e magari condividere nei Social) il piatto che vi era stato appena servito al ristorante? O quante volte lo avete visto fare nel tavolo a fianco al vostro?

Sicuramente avrete notato che questa moda di fotografare le pietanze sta diventando un “must”, ma da dove nasce questo trend?

Il cibo è diventato un soggetto talmente importante per moltissimi fotografi da esser diventato il protagonista di un nuovo genere fotografico chiamato: Food Phorography. Questo tipo di fotografia, già presente in magazine e riviste specializzate, ha raggiunto un grandissimo successo grazie all'utilizzo dei Social Media e ai blog di cucina. Questo stile, quindi, non riguarda più solo i fotografi professionisti, ora anche le persone comuni si stanno appassionando e sempre più spesso desiderano immortalare e condividere ciò che stanno mangiando.

C'è da fare una premessa: le più belle foto che vedete sui Social non sono spontanee come sembra, tutto è studiato nei minimi dettagli per rendere l'immagine comunicativa e d'impatto. Non scoraggiatevi però, ognuno di noi con un semplice smartphone può condividere delle meravigliose fotografie, basta seguire tre semplici regole:

- La prima cosa fondamentale per questo tipo di scatto è la luce, meglio preferire quella naturale non diretta. Vi consiglio di preferire foto diurne e di avvicinarvi ad una finestra cosi da evitare le luci artificiali.

- La composizione è un altro aspetto importante perché dona carattere alla foto. Molte volte conta di più come vengono sistemate le pietanze sul tavolo rispetto a quanto esse siano singolarmente “belle”. Cioè significa porre grande attenzione alla composizione fotografica. Qui vi potete sbizzarrire decorando la tavola a vostro piacimento e prediligendo pietanze colorate e invitanti.

- Altro tratto distintivo è l'inquadratura: quella più in voga nei Social è la "ripresa aerea" (dall'alto verso il basso, perpendicolarmente rispetto al tavolo). A tal proposito vi invito a visitare il profilo Instagram @onthetable_project, una pagina dove vengono condivise le più belle foto di cibo da ogni parte del mondo.

Ah, non vi ho detto che più il vostro tavolo è vintage, di classe, lineare, e più facile sarà realizzare un grande scatto. Molti profili social che si occupano di food stanno iniziando ad utilizzare questo tipo di fotografia, che appare immediata, di stile e molto “likata” nelle piattaforme Instagram e Facebook.

Fate attenzione soltanto ad una cosa: dovrete essere bravi e veloci, altrimenti il vostro piatto si fredda!

Hashtag, non sarà mica una brutta parola? by Gionata Smerghetto

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I tempi moderni ci mettono ogni giorno davanti a questa ormai celebre parola, che però molte volte spiazza chi la deve utilizzare: l’hashtag.

Cos’è?

In realtà è molto più semplice di quanto si possa pensare. L’hashtag è una parola chiave (detta anche tag, aggregatore) in grado di favorire la ricerca di un particolare tema. Voglio seguire su Twitter le chiacchiere legate ad un particolare evento? Sarà necessario digitare l’hashtag dedicato (#Wimbledon2017 se siete appassionati di Tennis e non volete perdervi uno dei tornei più prestigiosi del mondo in corso in questi giorni) e troverete molti contenuti che tratteranno il tema.

Chi l’ha inventato?

L’utilizzo dell’hashtag come parola chiave nasce nel mondo del social con Twitter, da un’idea di un avvocato americano che ebbe l’intuizione di “raccogliere” dei post in cui si trattava un particolare argomento nel 2007. Da lì seguirono tutti gli sviluppi che hanno portato oggi ad un utilizzo massiccio del tag.

Ma quando lo digito, esattamente cosa trovo?

Come detto, una marea di contenuti. Troverete tutti i post, foto, messaggi, che tutti gli utenti del social che state utilizzando hanno condiviso, correlati a quel tema.

Perché li devo utilizzare?

Gli hashtag sono preziosi nell’attuale mondo della comunicazione social. In maniera “attiva” quando condivido un mio contenuto, “passivamente” quando cerco qualcosa che mi interessa. Quante volte avete passato decine e decine (ore?) delle vostre giornate a scorrere il dito sul vostro smartphone senza alla fine trovare nulla di particolarmente interessante? E’ altresì vero che oggi, in qualsiasi piattaforma utilizziate, c’è una quantità di contenuti, foto e video incredibile, per cui cercare e trovare qualcosa di interessante risulta veramente difficile.

Quindi utilizzando l’hashtag posso cercare meglio quello che trovo?

Certo, ci può aiutare a canalizzare le nostre ricerche quando stiamo cercando un particolare tema, altrimenti ci permette di farci trovare da degli utenti specifici utilizzando gli hashtag corretti quando pubblichiamo una foto su Instagram.

Come faccio a scoprire quali utilizzare?

Ci vuole un pò di ricerca e la volontà di trovare veramente quello che ci interessa. Se volete cercare una foto su Instagram con un interessante piatto di cibo, non dovrete certo iniziare dall’uso dell’hashtag #love!

Utilizzare Facebook in modalità "business": like, reazioni, target by Gionata Smerghetto

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Come già detto anche nei precedenti interventi, i principali Social Network hanno rovesciato un concetto che fino a pochi anni fa pareva una pazzia. E’ vero: oggi possiamo bussare alla porta di chiunque anche se non lo conosciamo, ma sapendo che forse costui può essere interessato a noi.

Come?

Facebook, ormai da molti anni, è diventato un nostro “diario quotidiano” (non segreto, sia chiaro!), sul quale scriviamo ogni giorno una piccola pagina della nostra vita. Voi mi direte: “Ma io non pubblico mai, guardo e basta”. Ecco, il gioco è fatto. Facebook (come generalmente tutti gli altri principali social) non serve soltanto per “pubblicare uno stato” e quindi far sapere ai nostri amici una qualsiasi cosa. 

Serve anche, e soprattutto, ad analizzare e schedare le nostre “reazioni”: ovvero quello che ci piace, le foto che ci fanno sorridere, le persone con cui interagiamo (virtualmente) di più… insomma ogni banale clic che facciamo sulla piattaforma di Facebook è un segnale che diamo su noi stessi. Se in questo momento aprite la vostra app e invece di mettere il like mettete un cuoricino rosso, state comunicando a Facebook che quel particolare post non solo vi piace, ma che lo adorate. Il che è molto diverso in termini di feedback per analizzare le vostre “reazioni”.

Mi direte, ma a cosa serve, oltre che a farsi gli affari nostri?

Oggi Facebook è un’azienda che in pochi anni ha raggiunto la pazzesca cifra di mercato di 450 miliardi di euro. Oggi Facebook Inc. significa: Facebook, Instagram e WhatsApp. In sintesi, alzi la mano chi non utilizza nessuna delle tre app? Tutte le nostre reazioni nei social compongono un identikit al quale rispondiamo. Mettete sempre i like ai gattini? Non è un caso che Facebook ve ne mostri sempre di più. Siete in vacanza in Sardegna e vi siete geolocalizzati? Non è un caso che alcuni ristoranti nella zona dove alloggiate vi facciano passare sotto gli occhi un post con un invitante fritto misto alle 7 di sera!

Torniamo al dunque, perché posso fare business con Facebook, ma soprattutto a cosa serve?

Le aziende oggi hanno uno strumento nuovo e con grande potenziale in grado di migliorare la ricerca dei clienti e di massimizzare l’impegno in termini di marketing. La pubblicità è ovunque: sui volantini cartacei, in televisione, al bar, sui cartelloni lungo le strade.

Ma se oggi potessimo far notare la nostra azienda anche su Facebook e a chi vogliamo noi?

Relazioni "social" ai tempi di Instagram by Gionata Smerghetto

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Come sono cambiate oggi le relazioni attraverso i Social?

Il progresso tecnologico recente è stato (e lo sarà sempre più) così veloce e repentino che in pochissimi anni si sono completamente ribaltate molte dinamiche di interazione, comunicazione e relazione.  L'avvento di internet circa 20 anni fa, e il recente avvento dei nuovi mezzi di comunicazione (social media & more) hanno stravolto alcune concezioni che, oggi, vanno assolutamente considerate. 

Cosa si intende per dinamiche ribaltate?

Fino a pochi anni fa ognuno di noi aveva la percezione (reale) di poter raggiungere e comunicare soltanto con le persone che "gli stavano attorno": per motivi pratici, geografici e tecnologici. Oggi, paradossalmente, possiamo comunicare, interagire e lavorare con clienti e persone dalla parte opposta del mondo. La comunicazione moderna, grazie a Wi-Fi, Social e le varie app di chatting, permettono di relazionarsi non più con il proprio "circuito", ma appunto con tutto il mondo. Molti giovani di oggi lavorano dalla scrivania di casa con un Wi-Fi, magari per un cliente all'estero. Non è un caso che le principali aziende mondiali di tecnologia siano state fondate da giovani ragazzi che hanno iniziato così. 

Tutto questo non fa paura?

È un cambiamento così forte che a volte (anzi spesso) ci spaventiamo, e diciamo che "a me non piace" perché così pensiamo di poter schivare il problema. È successo anche a me. Purtroppo il progresso tecnologico sara sempre più veloce e orientato ad una comunicazione on-line, immediata, dinamica.  È un mondo che sarà impossibile da riavvolgere, al futuro non ci si può tirare indietro. 

Come possiamo superare questo progresso?

Dal mio punto di vista la questione è semplice: ci dobbiamo adattare. Ci sono due soluzioni a quanto pare: starne fuori, o adattarsi al cambiamento. Assorbire il cambiamento è più facile per la generazione dei millenials, semplicemente perché questo progresso tecnologico è già stato assorbito lentamente e lo smartphone oggi è la cosa con cui interagiamo di più. I ragazzi nati dagli anni novanta in poi, come detto, non percepiscono questo come un cambiamento semplicemente perché quando sono nati lo smartphone e il Wi-Fi erano già presenti nella loro quotidianità. 

Come è cambiata la relazione tra diverse generazioni?

Oggi siamo davanti, forse, al primo caso in cui un figlio insegna ai genitori ad utilizzare un mezzo di comunicazione. È incredibile pensare alla disparità di apprendimento e conoscenze tra un attuale genitore medio (i miei in primis) e un millenials di oggi. L'utilizzo di banalità (per noi) come whatsapp, Facebook ed Instagram, per i genitori sono enigmi irrisolvibili! Chi invece schiva questa quarta rivoluzione scientifica, fa una scelta che io ritengo coraggiosa. Decidere di rimanere fuori e non adattarsi, significa anche rimanere fuori da una grande parte di mondo che sta correndo sempre più velocemente e che coinvolgerà sempre più persone. 

Come fare?

Imparare ed adattarsi. Uno spirito positivo permette di assorbire il cambiamento sfruttandone le opportunità, anche per chi non concepisce questa rivoluzione. 

Social: to be or not to be? by Gionata Smerghetto

Il lato positivo dei social: perché utilizzarli al meglio è un ottimo strumento di marketing

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Essere o non essere “social”? 

Oggi si parla molto di “essere” o meno social, dando a questa frase l’accezione di appartenenza ad un mondo che, per molte generazioni (compresa la mia) è un mondo nuovo, ma che, per i più giovani, sarà semplicemente il mondo in cui vivranno. Questo perché i social, Internet e il Wi-Fi per loro sono sempre esistiti, un pò come l’aria. Oggi un gran numero di persone passa una buona parte del loro tempo nei social: per alcuni è un lavoro, per altri un hobby, altri ancora lo vivono passivamente perché dicono “io non voglio Facebook”, ma poi utilizzano il profilo del fratello per controllare cosa fanno gli altri durante il giorno. Premetto che la mia vuole essere una “guida sana” all’utilizzo dei social network, cercando di approfondire una riflessione su modalità di utilizzo, rischi e potenzialità.

Perché un’azienda oggi dovrebbe utilizzare i social?

La prima risposta è abbastanza semplice e pragmatica: per i numeri. Le ultime stime dicono che in tutto il mondo solo su Facebook, Instagram e Youtube (senza considerare i social “minori”) ci sono 3,5 miliardi di utenti attivi. Solo in Italia circa 65 milioni di profili attivi. Risulta evidente che il pubblico dei social network, alla pari del passaparola, di chi guarda la televisione, di chi ascolta la radio, o di chi per strada prende in mano un volantino pubblicitario, è un potenziale acquirente da poter avvicinare. Essere presenti nei social network significa ampliare gli strumenti di visibilità, che si parli di una persona o di un’azienda.

Quali sono le migliori strategie? Come utilizzare bene i social?

I social permettono principalmente di far parlare di sé: ritengo che, per creare e portare avanti un buon lavoro, in grado di generare i propri frutti, sia necessaria una strategia di lungo periodo. Essere presenti nel social per un’azienda significa parlare di sé stessi, raccontare quello che si fa e farlo conoscere a più persone possibili.  Una delle principali strategie è la costruzione di relazioni con gli utenti, fondamentale per migliorare e orientare le proprie strategie aziendali. Lo fanno tutti i grandi brand, la creazione di una community è essenziale per valorizzare al massimo la notorietà del proprio brand. Il feedback che l’azienda ottiene dai propri fans è fondamentale per capire cosa migliorare e dove poter indirizzare il proprio pubblico. Un esempio lampante, che pochi conoscono, è il caso Algida. Un gruppo di affezionati fans continuava su Facebook a ricordare e inneggiare al ritorno del Winner Taco nelle gelaterie: Algida ha saputo cogliere lo spunto arrivato dai social, rimettere in produzione il gelato, aumentando i profitti e accontentando il proprio pubblico.

Perché i social network mi possono influenzare?

Semplicemente perché anche nei social vale il peso del passaparola. L’amico che è andato a mangiare in un ristorante e vi dice che ci tornerebbe subito influenza la vostra percezione, che ve lo dica a voce o che posti una foto del fritto misto su Facebook! Più le aziende sono in grado di comunicare bene anche nel social, maggiore sarà la possibilità che ne traggano profitto.

Quali sono i rischi di un cattivo utilizzo?

Non è certamente un mistero che il profilo Facebook sia una delle prime cose cercate prima di un colloquio di lavoro o quando qualcuno vi parla di una persona e non la conoscete ancora: “Vediamo chi è su Facebook!”. Per questo penso che i nostri social siano la rappresentazione di chi siamo, contribuiscono a far conoscere il nostro “brand”.  Una cattiva comunicazione social è pericolosa perché tutto può diventare virale: i contenuti di qualità ma anche, e soprattutto, gli scivoloni e li concetti raccontati male.

Quindi, da domani posso pubblicare ogni dieci minuti su Instagram e Facebook e divento famoso?

Ovviamente no. Nei social, come nella comunicazione a 360 gradi, vince la qualità e non la quantità. Ecco perché, alla presenza costante, va affiancata la creazione di contenuti interessanti. Le immagini e i video devono fare la differenza, per evitare di perdersi, come tanti altri contenuti, nel marasma giornaliero di dati condivisi nel web, considerando che nel mondo vengono pubblicate su Instagram più di 4.000 foto al minuto!

Non è vero che non abbiamo tempo! by Gionata Smerghetto

Quante volte vi è capitato di rispondere a qualcuno dicendo “Scusami, ma non ho tempo”? Non c’è tempo di fare nulla. Non c’è il tempo libero.

Oggi la questione del tempo che abbiamo a disposizione è a mio parere  un punto fondamentale della attuale quotidianità. Abbiamo mille cose da fare, sempre di corsa, siamo perennemente in ritardo e con l’agenda piena di appuntamenti. Dobbiamo rispondere a cento messaggi, mille notifiche, un sacco di chiamate e ci perdiamo l’essenza del nostro tempo. 

Ma è sempre stato così o è soltanto un insieme di cose necessarie e allo stesso modo futili, per cui inconsciamente reputiamo che sono tutte “da fare”? Qualche settimana fa, rileggendo uno dei libri che ha cambiato la visione sul mio "essere libero" (Alzare l’asticella, di Nicola Zema) sono tornato su un passo fondamentale. Ci dobbiamo circondare solo di quello che ci serve e delle persone che condizionano positivamente la nostra vita. Tutte le perdite di tempo, le cose superflue e quello che non ci è strettamente utile, dovrebbe essere un pò alla volta allontanato da noi. Non per cattiveria o egoismo, anzi: è solo una “pulizia mentale” che ci permetterà di focalizzare meglio i nostri obiettivi e le nostre attese. 

Capita molto spesso anche a me. “Non ho tempo, non ce la faccio”. Questa affermazione, solitamente, nasconde una grande verità: che per quella cosa non è vero che non abbiamo il tempo, ma in realtà non ci interessa fino in fondo, non ci diamo molta importanza e non ci crediamo, semplicemente. 

Non è vero che non abbiamo tempo, è forse più vero che non rientra nelle nostre priorità. 

Da un po’ sto lavorando su un concetto che ritengo basilare per la nostra esistenza: raggiungere la libertà interiore. Questa parola molto “filosofica” vuole significare semplicemente la ricerca dei propri spazi, di quello che ci rende veramente felici e soddisfatti. Per farlo, si deve necessariamente passare per dei piccoli micro-obiettivi che, ogni giorno, ci accompagnano al desiderio finale. Si parte dall’analisi della quotidianità e di tutti gli aspetti che ci risultano in più, non necessari, superflui. Possono essere, purtroppo, anche delle persone: Zema, nel suo libro, afferma che dovremmo circondarci soltanto di persone che ci donano energia positiva e che sono in grado di condizionarci positivamente. Le persone che ci condizionano negativamente con i loro atteggiamenti, purtroppo, le dobbiamo evitare. E, sembra strano, se provate a contare chi vi condiziona positivamente attorno a voi, non credo che riuscirete a contarne moltissime.

Quante persone, ogni giorno, condizionano negativamente la vostra giornata? Il capo che alle otto di mattina ha già il broncio? Il collega che non dice “grazie”, l’amico con cui passi le giornate che ti parla solo di sfortune, cataclismi universali e nuvole di Fantozzi? Se ci pensate bene, facciamo ogni giorno tante cose solo perché “le dobbiamo fare”: sono delle abitudini. Ma quante di queste abitudini rientrano nella sfera di ciò che ci serve e ci potenzia?

Penso che si debba iniziare mentalmente dal riordino delle cose superflue e da tutto quello che, effettivamente, non ci serve. Un pò come quando sistemiamo l’armadio e siamo indecisi se buttare un vecchio paio di pantaloni, che non useremo mai più e non ci piacciono, ma ai quali siamo affezionati. 

Non è vero che non abbiamo tempo: dobbiamo soltanto scegliere con chi trascorrerlo.

Pensieri, bilanci e una nuova realtà. Come un telefono ti cambia la vita. by Gionata Smerghetto

E’ l’ultimo giorno del 2016 e io ho deciso di dedicare qualche ora ad una passione che da un pò mi riempie di soddisfazione. Scrivere i miei pensieri, con un paio di cuffie e un pianoforte di sottofondo.

Come capita a molti, gli ultimi giorni dell’anno sono solitamente i momenti durante i quali si riflette su quanto è stato fatto, su quante cose sono cambiate in poco tempo e sui progetti in corso per il nuovo anno. Mi capita spesso, nelle riflessioni che faccio, di chiedermi “quante cose sono cambiate in un solo anno?”. Questa riflessione è tanto significativa quanto stimolante, perché, credendo fortemente nel cambiamento, ritengo che di questo passo ogni anno nuovo svelerà nuove scoperte e nuovi orizzonti. Ma questo vale per tutti, non trovate? Guardarsi alle spalle e vederci "un anno fa" è molto intrigante, sembra quasi di vedere un’altra persona, oggi completamente cambiata.

Il nostro cambiamento scorre rapido, anche perché disponiamo di un mezzo di comunicazione e conoscenza immediato, repentino, fin troppo veloce rispetto alle nostre potenzialità: l’attuale tecnologia. Siamo sempre connessi, possiamo controllare e scoprire qualsiasi cosa con un paio di tap sullo schermo di un dispositivo. Molte volte sorrido pensando che riesco a gestire tutte le mie attività giornaliere (e ultimamente non sono poche) direttamente da smartphone. “Come un telefono ti cambia la vita”. Potrebbe essere il titolo che rappresenta il mio 2016.

Samos, Grecia. Luglio 2016.

Il grande passo avanti, nel mio recente passato, è stato proprio questo: scoprire una passione che mi ha spinto a stravolgere la mia vita, smettendo di pensare che “un giorno qualcosa cambierà”. Le cose cambiano se ci andiamo incontro, se le cerchiamo veramente. E se le facciamo nostre.

Tutto è iniziato cercando la mia dimensione, il mio spazio. Nel 2016 ho viaggiato come mai ho fatto prima nella mia vita. Ho deciso di cambiare strada, di lasciare delle certezze e puntare su me stesso, perché ci credo veramente. Magari un giorno non ci riuscirò, ma di certo non avrò il rimorso di non averci provato e di aver vissuto una vita telecomandata. Ma non preoccupiamoci troppo, in fondo ci riuscirò.

Mi sono preso lo spazio per alcuni piccoli sogni, tra i primi viaggiare. Ho visitato oltre 70 città in Italia e all’Estero, ho preso 17 voli aerei e 21 treni, ho dormito fuori casa  per 75 notti, in 36 hotels differenti. Sono passato dalla suite “seven stars” di Torino alla stanza buia e senz’acqua dell’Africa, dall’hotel in centro a Praga all’ostello di Amsterdam con dieci persone nella stessa camera. Ho conosciuto un’infinita di persone, ho parlato con gente da tutto il mondo, da ognuno ho sicuramente imparato qualcosa. Ho scoperto che la nostra mente ha una grande dote: sapersi adattare al cambiamento. 

Ho deciso di fare di più, di rincorrere dei sogni che spesso risultano scomodi e difficili da realizzare solo perchè non avevo il coraggio di avvicinarmi. Andare in Africa per un’esperienza umanitaria è stato coraggioso e forte, ma è stata una scelta che ho maturato in pochi minuti. Lo sentivo e lo volevo da molto, finché ho deciso di dire “sì”. Vivere in ospedale, indossare un camice, ed entrare in sala operatoria è stato un climax di emozioni che non dimenticherò mai, come il sorriso di un bambino che ti fissa negli occhi.

Ci sono stati momenti difficili e ce ne saranno ancora molti altri, ed è proprio in quei frangenti che esce la nostra vera natura. Inseguire i propri obiettivi perseverando in quello che crediamo fa sicuramente la differenza. 

Tutto questo, paradossalmente, l’ho fatto dopo pochi mesi dall’inizio della convivenza con Federica. Convivenza che, oggi, è ancora più forte di prima. Mi piace pensare che il 2016 è stato un anno fondamentale per la nostra crescita personale, e dietro a tutto questo c’è il suo merito assoluto. Senza di lei tutto questo non sarebbe mai stato possibile, e solo con lei il futuro potrà essere ancora migliore e ricco di soddisfazioni. Pensare “fuori dagli schemi” non significa sbagliare. A volte è semplicemente un pensare diverso dal solito.

Auguro a tutti voi un futuro felice e ricco di gioia: ricordatevelo, la felicità dipende solo da noi stessi!

 

Per chi si fosse perso il mio video dell’esperienza in Africa, eccolo qui!

 

#VeniceFashionNight 2016, settimana della moda! by Gionata Smerghetto

Dal 22 al 29 Ottobre si è tenuta, come ogni anno, la Venice Fashion Night.

Un evento organizzato da VeneziaDaVivere, in grado di esaltare la moda e la cultura veneziana attraverso la scoperta del vero e puro artigianato veneziano, con una settimana di spettacoli, eventi e vernissage che hanno coinvolto tutta la città.

Total look & make-up: Coin Excelsior.

Total look & make-up: Coin Excelsior.

E’ stato un piacere scoprire le botteghe storiche di Venezia, quelle che ancora oggi producono e confezionano i loro prodotti interamente "made in Italy", con lavorazioni a mano, attraverso l’artigianato e l’imprenditoria locale. La settimana di eventi si è conclusa, per noi instagramers, con la giornata finale, ricca di eventi di divertimento, moda e spettacolo nelle principali location veneziane.

Un mix incredibile di aperitivi, show, sfilate, shooting fotografici, opening, tutto riassunto negli eventi del Sabato sera. Tra le principali botteghe veneziane, ho avuto il piacere di scattare nei negozi di Coin Excelsior, Gas, Pot-Pourri, Nina Boutique, Maliparmi, Antonia Sautter e molti altri.

Venice Fashion Night è certamente un evento che proietta la città di Venezia nel lustro del panorama delle capitali europee, raccogliendo molti visitatori che amano rivivere il lusso e la creatività del Made in Italy Veneziano.

 Scopri di più qui!

Scatta, edita e pubblica! Tutto da Smartphone? by Gionata Smerghetto

Sembra immediato vedere una foto su instagram e dire: “Beh, quello fa il fotografo, ci credo che fa le foto perfette”.

Questo spunto nasce da qualche commento arrivato nelle mie foto in Instagram da alcune persone: “Ma con cosa scatti? Che macchina fotografica utilizzi?”. Molte volte rispondo semplicemente: “Simply, only iPhone!”. 

Ci credete se vi dico che buona parte degli instagramers utilizza soltanto lo Smartphone? In realtà l’applicazione Instagram nasce appunto per condividere all’istante uno scatto quotidiano, creato e pubblicato con il telefono. Sempre più spesso però, molti instagramers popolari scattano con macchine fotografiche di livello, post-producono da pc e condividono lo scatto "finito” dall’app Instagram del cellulare. Instagram diviene quindi soltanto un mezzo per “postare” la foto già creata e modellata ad hoc attraverso altri strumenti. 

Prague, Novembre 2016

Facile pensare che così viene a mancare la “magia” dell’immediatezza, la spontaneità dello scatto live: devo ammettere che il lavoro di editing fotografico e di studio della pubblicazione, sono i punti forti degli instagramers di tutto il mondo. In pochissimi pubblicano una foto “fatta al momento” senza prima modificarla e renderla perfetta per il post. Si deve assolutamente editare lo scatto.

Gli "instagramers" sono ogni giorno alla ricerca della qualità, ma necessitano anche di immediatezza e comodità. Nel backstage di una gallery perfetta (molte volte infatti gli utenti tendono a seguire dei profili non soltanto per la singola foto, ma per la composizione del profilo stesso) non c’è soltanto lo scatto fatto con lo smartphone, ma molto di più: una caratteristica essenziale è sicuramente l’editing fotografico: luci, colori, prospettive, filtri, temperatura, correzioni.

Ci sono molte app che nascono e sono diventate “celebri” grazie alla crescita dell’utilizzo di Instagram.

Volete sapere quali uso io? Principalmente Snapseed, VSCO e Lightroom da iPhone. Come dicevo all’inizio, ogni instagramer decide con cosa scattare, come editare, in che modo pubblicare, anche in virtù del tempo che ha a disposizione. Personalmente amo sperimentare, quindi adatto ogni pubblicazione alla mia necessità: se ho poco tempo e voglio pubblicare uno scatto “live” tenderò a fare tutto con il mio iPhone: scatto, edito con le app e pubblico in Instagram. Se invece ho scattato con la macchina fotografica e non ho fretta di condividere la foto, potrò anche valutare la post-produzione al pc (solitamente con Lightroom da Mac).

Riassumendo, ognuno ha le sue abitudini e le proprie manie, ma da ciascuno potrete imparare qualche piccolo segreto per migliorare le vostre pubblicazioni in Instagram!

Main Street in Prague, Nov.2016

Boat in Prague Nov. 2016