Montelvini riscopre il cuore di Asolo: il Vigneto Ritrovato by Gionata Smerghetto

Un vicolo del centro storico di Asolo, culla del Prosecco trevigiano.

Un vicolo del centro storico di Asolo, culla del Prosecco trevigiano.

Ad inizio Ottobre sono stato invitato nel cuore della bellissima Asolo per prendere parte ad un progetto promosso dalla Famiglia Serena di Montelvini: il Vigneto Ritrovato.

Un segno indelebile del grande legame con il territorio e la terra di origine da parte della famiglia trevigiana che, attraverso un progetto che parte a fine 2017 e si realizzerà nel 2023 con le prime bottiglie, intende recuperare e condividere un antico vigneto nel cuore di Asolo, la città dei "Cento orizzonti".

Montelvini, affermata azienda veneta dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG, recupererà tremila metri quadrati nel cuore della città, circa 80 viti risalenti agli anni Sessanta. Queste viti daranno corpo ad un vino unico nel suo genere, con le prime bottiglie previste appunto tra circa 5 anni.

La vista meravigliosa dai Giardini di Villa Contarini con vista sul Castello di Asolo.

La vista meravigliosa dai Giardini di Villa Contarini con vista sul Castello di Asolo.

La particolarità e il fascino di tale operazione è legata al vigneto, situato proprio ai piedi dei giardini di villa Contarini, protetto a sud dal Castello e affacciato a est sulle colline più belle di Asolo. Un vigneto a cielo aperto completamente esposto al sole: quel giorno, pur di inizio Ottobre, si percepiva nettamente il calore del sole esposto sulla collina, che è ottimamente protetta poiché "immersa" in una piccola valle.

La famiglia Serena ha voluto creare un vero e proprio team di esperti in grado di unire competenze e conoscenze per rendere il progetto il più efficace possibile. Professionisti e tecnici del settore sono impegnati nel recupero di questo luogo asolano ove si fondono storia, cultura, tradizione enologica e paesaggi mozzafiato.

Quando berremo i primi calici? I tecnici stimano che il primo raccolto ci sarà con la vendemmia del 2022, e quindi il 2023 sarà finalmente l'anno durante il quale, dopo grande impegno, dedizione e passione, potranno essere stappate le prime bottiglie di questo prezioso Prosecco trevigiano.

Un ringraziamento speciale a Gheusis, organizzatrice e promotrice dell'evento.

Cooking Class con Brickscape: a scuola di cucina nel cuore di Firenze by Gionata Smerghetto

La città di Firenze vista da Piazzale Michelangelo.

Durante l’avventura alla scoperta di Pistoia, città italiana della cultura 2017, grazie a CCT-SeeCity (http://www.cct-seecity.com/), ho avuto il piacere di partecipare ad una Cooking Class divertente e per me inaspettata.

Brickscape, il nuovo e innovativo motore di ricerca per favorire il turismo esperienziale in Italia, ci ha dato la possibilità di divertirci con una giornata dedicata al food nel cuore di Firenze.

Gli ingredienti del giorno? Lo Chef Giacomo, una location privilegiata e tanta voglia di imparare! Siamo arrivati nella prima mattinata a Firenze e abbiamo incontrato lo Chef di Gnammo (www.gnammo.com): sin dal primo instate ci ha accolto con grande simpatia e cordialità, il miglior modo per iniziare una giornata di Cooking Class!

Giacomo lavora quotidianamente nel modo delle Assicurazioni, ma porta con sé un hobby che ama: la cucina. Dopo un buon caffè di benvenuto, siamo partiti alla ricerca degli ingredienti per le ricette che Giacomo aveva pensato per noi: i loro Ospiti di dividevano infatti tra la marinara Venezia e Glasgow, nord della Scozia.

La prima tappa è stata uno storico panificio sito nel cuore di Firenze, dove abbiamo acquistato la tipica schiacciata all’olio, un pò di pane fiorentino (per noi è sempre così buono e particolare senza il sale!) e alcune tentazioni salate create dallo staff del forno per noi. Abbiamo avuto anche l’onore di entrare nel backstage del forno: un tripudio di farina e ricette segrete!

Durante i primi acquisti lo Chef Giacomo ha iniziato a raccontarci le sue idee sul menù pensato per noi, chiedendoci se avessimo qualche idea, preferenza o particolare alternativa su quanto proposto. Personalmente ho sempre amato il mercato, come luogo in cui cercare le bontà fresche di giornata e dove sbizzarrirmi alla ricerca della tentazione gourmet, ma il mercato centrale di Firenze mi ha letteralmente colpito!

Banchi di frutta e verdura infiniti, mille tipologie di formaggi e salumi, il tipico Lampredotto, il profumo di pane appena sfornati, dolci… un paradiso ad occhi aperti alle 11 di mattina! Qui lo Chef non si è fatto scappare nulla: ricotta fresca di pecora, Lampredotto caldo, le migliori verdure di stagione, frutta fresca per il dessert: una spesa con i fiocchi!

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Alla parte “food” abbiamo accompagnato un giro nel centro città, che di Domenica mattina a Firenze è sempre un mix di curiosità e fascino. Alle ore 12 circa ci siamo diretti verso la casa dello Chef Giacomo: un meraviglioso attico nel cuore di Firenze da cui poter apprezzare a 360 gradi tutta la città.

Lo Chef ci ha preparato un aperitivo in terrazza e nel frattempo sono iniziati i preparativi per i piatti del pranzo. Tra una spadellata e l’altra, ci siamo divertiti ad aiutarlo, scoprendo la tipicità di alcune ricette fiorentine (che bontà le tagliatelle alla Cinta Senese!) in una location unica.

Penso che lo Chef Giacomo abbia apprezzato molto la nostra voglia di imparare e di mettersi a disposizione, come noi abbiamo amato i suoi piatti: allo stesso tempo ricercati e di gran gusto. Dopo gli antipasti a base di schiacciata all’olio con ricotta fresca di capra e cipollotto, affettati tipici e formaggi, Giacomo ha preparato un delizioso formaggio fuso accompagnato dal lardo.  Già tutto questo era sufficiente per saziare i nostri appetiti, ma a dire il vero eravamo solo all’antipasto!

Le pappardelle alla Cinta Senese sono state una dolce melodia per i nostri palati: definitivamente il mio piatto preferito! Abbiamo concluso con delle piccole tortine con crema pasticciera e frutti rossi: che dire, un pranzo regale!

L’esperienza con Brickscape (www.brickscape.it) è stata fantastica: un’ottima idea in grado di coniugare la scoperta delle tipicità locali, il piacere di scoprire una delle città più belle d’Italia, e il divertimento di cucinare assieme allo Chef in una location da sogno.

#AustrianTime: relax e pace nel verde dell'Austria by Gionata Smerghetto

Federica sul lago Schwarzensee, nel cuore del NaturparkSolktaeler.

Ad inizio Settembre io e Federica siamo stati invitati in Austria per quattro giorni alla scoperta delle bellezze della Stiria e di Salisburgo, grazie ad un tour organizzato da Austria Turismo.

L’idea di trascorrere alcuni giorni nel pieno relax e nel verde dell’Austria settentrionale ci ha subito trasmesso una fortissima voglia di partire: dopo una lunga stagione estiva caratterizzato dal grande caldo della costa Adriatica, abbiamo pensato che alcuni giorni al fresco sarebbero stati il perfetto antidoto contro lo stress, in modo da recuperare le energie e ricaricarci prima degli ultimi mesi dell’anno. 

Siamo partiti la Domenica mattina all’alba, certi di spostarci in un luogo sicuramente più mite rispetto al caldo afoso di fine Agosto di Venezia: ipotesi più che azzeccata considerando che al nostro arrivo il termometro della mia auto misurava 14 gradi! Durante il tragitto per raggiungere l’Hotel Falkensteiner a Schladming, siamo stati “obbligati” a fare una prima sosta per il pranzo a Villach: ci siamo catapultati subito nel clima #FeelAustria con un pranzo a base di canederli, uova al tegamino, speck e formaggio!

Una volta raggiunto l’Hotel, visto che il tour sarebbe iniziato l’indomani mattina, ne abbiamo approfittato per rilassarci e godere dei benefici della SPA della struttura, immersa in un fitto verde tra le montagne austriache: il profumo dell’autunno e le prime nevicate sulle cime delle montagne hanno accompagnato un paio d’ore tra Sauna Finlandese e Idromassaggio all’aperto.

Il Lunedì mattina è ufficialmente iniziato il tour organizzato da Visit Austria (diciamo che la giornata precedente è stata soltanto un’introduzione al benessere!). In previsione due giorni nel verde delle montagne del Naturpark Soelktaeler, e gli ultimi due nel cuore di Salisburgo.

Dopo l’incontro con il Sig. Volkhard, storica guida turistica del parco e massimo esperto della zona (ci vive da un sacco di anni e dal suo racconto traspare l’immenso amore per la sua terra), ci siamo immersi nel cuore verde dell’Austria.

Inutile dire che questa “cura energizzante” non avrebbe avuto i suoi preziosi effetti benefici se avessimo continuato ad utilizzare in ogni istante i nostri smartphone: ecco che dopo un paio di chilometri, durante il tragitto a bordo della sua Jeep, il Sig. Volkhard, con il tono più rilassato possibile, ci comunica che a partire dalla curva successiva non avremmo più avuto il segnale telefonico fino al nostro ritorno. Previsto per la sera del giorno successivo. Arg!

La nostra prima reazione è stata “Oddio ferma questa macchina io non voglio stare senza il telef…” ma, ve lo possiamo assicurare, mai scelta fu più azzeccata.

Il Naturpark Soelktaeler, il cui motto è #EndlichRuhe (letteralmente la traduzione significa “finalmente il relax”), sorge tra Salisburgo e Graz, ed è tra i principali parchi verdi e naturali d’Europa.

Il nostro primo giorni si è svolto a piedi, con una camminata di circa 15 chilometri, partendo dai freschi boschi dove si potevano scorgere i primi funghi di stagione, fino al lago Schwarzensee, un magnifico paradiso di colori e silenzio.

Durante il tragitto la guida Volkhard ci ha raccontato la sua storia, quanto sia innamorato del posto in cui trascorre gran parte delle sue giornate: l’amore con cui ci accompagna in questo tour ci ha letteralmente fiondato in una sensazione di relax assoluto.

La sorpresa della giornata, a cui inizialmente non avevamo dato il peso sufficiente, riguardava la notte, da trascorrere in una baita di montagna completamente fuori dal mondo: nessun segnale per una connessione (ho avuto il coraggio di chiedere se ci fosse il Wi-Fi…), stufa a legna e prodotti alimentari derivanti dagli animali di casa.

Ci ha accolto (possiamo veramente dire “tra le braccia”) una tipica signora di montagna: Petra. Il sorriso di chi ha faticato molto nella sua vita, le mani ruvide e segnate di chi suda ogni giorno per prepararsi il pane, gli occhi profondi di chi si alza alle 5 di mattina per mungere le mucche e dar da mangiare agli animali.

Petra ci ospita nella sua baita riscaldata dall’ardente fuoco della stufa, e ci mette subito alla prova con la cena: parla solo in tedesco, ma ci fa ben capire di rimboccarci le maniche ed aiutarla a preparare le pietanze da mangiare. Impastando senza sosta, ci mostra come stendere delle perfette Steirerkrapfen, una sorta di frittella salata realizzata con farina integrale, sale ed acqua, che poi verranno fritte nello strutto.

Ci avvisa che una donna perfetta e “da sposare” le deve realizzare perfettamente rotonde e senza buchi. Federica, infarinandosi orgogliosamente le mani, si mette subito al lavoro: dopo un paio di passaggi con il matterello esce un piccolo buco, e io prendendola in giro. tiro un divertito sospiro di sollievo.

La cena è quindi a base di Steirerkrapfen fritte ripiene di crauti, formaggio di casa e patate lesse: ingredienti semplici, ma di un gusto intenso e indimenticabile.

Parliamo per un paio di ore, raccontandoci a vicenda di due vite completamente opposte: da una parte chi vive in un mondo digital connesso 24/7, dall’altra chi taglia la legna per scaldarsi e vive con quello che la sua terra offre.

Io e Federica passiamo la notte dormendo abbracciati nel letto del soffitto della baita, sotto un piumone di cui ricordo ancora il calore. Dalla finestra si intravedono quasi tutte le stelle di un cielo buio e silenzioso. Alle ore 5 (puntuale come ci aveva preannunciato), Petra scende le scale, munge le mucche e ci prepara una deliziosa colazione a base di burro fatto in casa e marmellate di mirtilli. Al nostro saluto, Petra mi stringe forte una mano, come a voler trasmettermi ancora di più tutto l’amore che impiega nel suo lavoro.

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Durante il secondo giorno Volkhard ci porta alla scoperta dell’alto lato del Solktaeler Park, in direzione di una cascata in cima ad una montagna. Il tempo è incerto, un mix tra alcuni timidi raggi di sole e grosse nuvole grigie, quasi a ricordarci che il fresco delle montagne ha un amico fidato: la pioggia. Dopo alcune soste a base di caffè e dolci locali fatti in casa con uova di giornata, raggiungiamo la cascata attraversando il corso del suo fiume saltando tra un masso e l’altro.

Il rientro alla base è un mix di nostalgia e voglia di rimanere ancora per un pò in un mondo fatto di pace, natura, colori e la sensazione di vivere bene. Una sensazione che, purtroppo, nella nostra quotidianità viviamo sempre meno: così schiavi oramai della tecnologia, della vita frenetica e del caos cittadino. Salutiamo Volkhard con l’ultimo pranzo a base di canederli e uova al tegamino, accompagnati rigorosamente da una birra bionda.

In un paio di ore raggiungiamo Salisburgo in auto, sotto una pioggia fitta e mai cosi autunnale. Il programma dei due giorni successivi prevede un tour guidato della città, alla scoperta di ogni suo angolo più nascosto. 

Francesco è un abruzzese che più di venti anni fa ha deciso di seguire il suo amore per la lingua tedesca, trasferendosi per un paio di anni (o cosi doveva essere) a Salisburgo. Ormai vive qui dal suo arrivo, è sposato e ha un figlio ormai maggiorenne. Dice che gli manca l’Italia, ma qui sta bene. Ci racconta che non scambierebbe mai la “sua” Salisburgo con nessun altra città Europea: la considera la città perfetta dove vivere tutto l’anno.

Iniziamo il tour della città sotto una forte pioggia, ma durante la giornata il tempo cambierà cosi rapidamente da non sapere mai se indossare gli occhiali da sole o starsene sotto l’ombrello ad ascoltare il rumore della pioggia. Iniziamo il nostro tour dallo storico Cimitero del Centro cittadino, fino a raggiungere il Castello di Mirabell, con il suo meraviglioso giardino fiorito. Lo sarà ancora per poche settimane: il freddo dell’inverno in Austria non lascia scampo ai fiori perfettamente sistemati secondo delle geometrie perfette.

Prima di pranzo, dopo una camminata tra le frequentatissime vie del centro, raggiungiamo la città alta, dalla cui Fortezza Hohensalzburg si può ammirare Salisburgo in tutto il suo splendore. Le attrazioni culturali ed artistiche invadono la città di Salisburgo, e non è facile riassumerle in poche righe. Ecco perché vi consiglio di non perdervi una visita alla Casa Natale di Mozart (mainstream sempre da apprezzare), il Museo di arte moderna (Mönchsberg) e il maestoso DomQuartier.

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Nel pomeriggio, dopo la visita al bellissimo e divertente Castello di Hellbrunn con i suoi celebri giochi d’acqua (d’estate è l’ideale per famiglie con bambini per vivere arte e divertimento), ci siamo diretti verso il fiume Salzach per un giro a bordo delle nuove barche della città, che permettono un tour via acqua di Salisburgo. Salisburgo offre molte varietà culinarie, essendo una città molto visitata durante tutto l’anno da un turismo eterogeneo e internazionale. Noi non ci siamo persi una ricca e gustosa colazione internazionale al Hotel Amadeus (esattamente nel cuore della città, comodo, raffinato e di design), e una cena a base di piatti tipici: non ho potuto fare a meno di una ottima Schnitzel accompagnata da marmellata di mirtilli, mentre Federica ha provato la Trota d’acqua dolce con un risotto locale.

L’Austria regala magici momenti di tranquillità e pace, anche durante un tour cittadino: Salisburgo offre una piacevole sensazione di calma, non si vive lo stress cittadino di alcune note città italiane. Sarà anche per questo motivo che è una delle città europee con il più alto indice di qualità della vita.

Il nostro #AustrianTime è stato quindi una manna per potersi rilassare e staccare la spina dopo l’estate italiana: il posto ideale dove poter abbinare l’amore per la natura al fascino di una città europea ricca di cultura e storia.

 

  

 

Pistoia: Capitale Italiana della Cultura 2017 by Gionata Smerghetto

Il mio week end in Toscana è stato una bella scoperta, un mix di fascino, cultura e divertimento.
Prima volta per me a Pistoia, la città capitale italiana della cultura 2017, nonché prima tappa del mio viaggio. 

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Nella città toscana sono rimasto incantato dal fascino della sua architettura romanica, delle chiese zebrate e dai magnifici interni del Palazzo degli Anziani.

Agosto è certamente un mese caldo e difficile per visitare le città toscane (abbiamo sfiorato i 40 gradi durante questi giorni), ma passeggiare per le vie di questo borgo medioevale mi ha fatto cogliere l'autenticità e il piacere della qualità della vita: qui tutto è a misura d'uomo, accessibile e amichevole per ogni visitatore. Il turismo si coglie come una leggera sfumatura che fa da cornice ad una città serena e molto vivibile. Una città per tutti e fortunatamente non attraversata da un turismo eccessivo e disordinato. Pistoia, una gemma di pace e di tanta bellezza.

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Tra le tante cose viste durante i due giorni a Pistoia, anche il food ha avuto particolare rilievo. Girare a piedi il centro città è un divertimento assoluto, soprattutto all’orario dell’aperitivo serale. Un sacco di bar e locali popolano le piazze e le vie centrali, a sfide di aperitivi e assaggi di salumi e formaggi per i più tradizionalisti, ma anche di innovativi locali con ottimi cocktail per i più giovani.

Due giorni di benessere e spensieratezza nella città italiana della Cultura 2017, che ci ha accolto con le sue principali attrazioni cittadine: dal Museo Civico del centro, alla meravigliosa e suggestiva Pistoia sotterranea (consigliatissima), dalla vista privilegiata in alto al Campanile, al fascino romanico di Piazza del Duomo e del Battistero.

Noi non ci siamo riusciti, ma sicuramente merita una fuga dalla città per apprezzare l’Abetone anche d’estate: la vista su Pistoia e dintorni deve essere stupenda. A pochi minuti dalla città, invece, abbiamo visitato Montecatini: piccolo borgo celebre per le Terme, allo stesso tempo elegante e a misura d’uomo. La parte “alta” (quella più visitata) è una ottima soluzione per una Domenica diversa alla scoperta dei piccoli borghi italiani.

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Ringrazio CCTSeeCity per avermi accolto nel cuore di Pistoia, culla di incanto e storia della tradizione toscana: non mancherà una prossima visita all’insegna del buon cibo, della cultura e della spensieratezza.

Amsterdam a Natale: cosa non perdersi by Gionata Smerghetto

Un viaggio ad Amsterdam affascina, colpisce e ti fa innamorare. Come una bella donna: fredda e misteriosa al primo impatto, ma in grado di sedurti in pochi secondi.

Poco prima di Natale sono stato in viaggio ad Amsterdam con Riccardo per quattro giorni: meravigliosi per tutto quello che c’è da scoprire sulla capitale olandese. A mente fredda, dopo averla vissuta ormai da tre settimane, vi scrivo alcuni punti importanti che si possono vivere soltanto con un viaggio ad Amsterdam.

Amsterdam centro, Dicembre 2016

Come spesso accade, ho raggiunto Amsterdam senza minimamente informarmi sulle principali caratteristiche della città. Lo so, sarebbe sempre meglio arrivate in destinazione con le idee chiare, sapendo già cosa e dove andare a visitare nella città. Ma da un po' di tempo amo il fascino del mistero, amo trovarmi immerso nella città e dire: "bene, adesso si comincia".

In questo articolo sarò meno romantico del solito (!!), vi lascio alcuni spunti per un viaggio ad Amsterdam da vivere senza troppi pensieri. Modalità “easy on”.

Le strade di Amsterdam sono sempre piene di biciclette: BE CAREFULL!!

PRENDETEVI UNA BICI!

Tutta la città è piena di biciclette, molto "fotografabili" quando sono ammassate elegantemente lungo i ponti, ma pericolosissime mentre gli “Amsterdamers” si muovono per la città. Quindi, il mio primo consiglio, è di stare molto attenti quando attraversate qualsiasi strada: viaggiano velocissimi e non frenano mai, nemmeno davanti ai vostri occhi sbarrati dalla paura! Semplicemente vi passano sopra. Quindi come ribellarsi a queste bici impazzite? Noleggiatene una anche voi, semplice! Amsterdam in bici è ancora più cool!

 

Uno dei punti più cool dove fotografare la città dall’alto: un parcheggio a più piani.

RILASSATEVI E PERDETEVI A PIEDI.

Amsterdam offre un’atmosfera di costante serenità. La città è molto pulita, non ci sono disordini e risulta essere tra le città più sicure che io abbia mai visitato. Dedicate un giorno al vostro relax, ci sono molti parchi verdi (tra tutti il Vondelpark), aree dove stare in totale sintonia con il vostro tempo. E’ un aspetto fondamentale, un viaggio serve anche a questo!

Da provare: il tour dei canali di Amsterdam.

UN TOUR IN BARCA TRA I CANALI.

Non lo volevo fare, lo ammetto, solo perché quel giorno la temperatura radeva lo zero e c’era molta nebbia. Ma noleggiare una piccola barca (massimo quattro persone, la potete guidare facilmente senza licenze o patenti) vi permetterà di fare un viaggio ad Amsterdam molto suggestivo. Vedere la città dai canali offre colori e punti di vista di assoluto interesse: costa pochissimo e vi divertirete parecchio. Canal Motor Boats offre pacchetti di varie durate, con piccole imbarcazioni muniti di motori elettrici. Non vi spaventate, i canali sono molto sicuri e la velocità è limitata.

 

 

Bake my Day: un meraviglioso panificio del centro.

LO STREET FOOD OLANDESE!

Ad Amsterdam, ovviamente, potrete trovare qualsiasi cucina di vostro gradimento. Anche i ristoranti e pizzerie italiani sono molto diffusi e di ottima qualità. Personalmente, mi sono innamorato dello street food olandese (soprattutto a pranzo!) tra le celebri patatine fritte fiamminghe (andate al Manneken Pis e scegliete una delle loro infinite salse), le aringhe e lo stroopwafel! Lungo la Albert Cuypstraat troverete i migliori e numerosi chioschetti di street food olandesi! State già ingrassando con il pensiero? Siamo sulla strada giusta...

 

 

 

ALCUNE FOTO INEDITE (E NON) DI AMSTERDAM!

Aiutare per crescere: retroscena dall'Africa by Gionata Smerghetto

IL PRIMO GIORNO DI AFRICA, LA PRIMA VOLTA IN SALA OPERATORIA.

Premetto dicendo che fare un viaggio in Africa è molto difficile. Molto.

Alle sette di mattina a Dakar, in Senegal, il caldo afoso mi fa già capire che sarà una giornata molto dura. In auto si suda al solo pensiero di scendere e camminare sotto il sole già cocente. Dopo un’ora di strada, tra il disordinato traffico del centro e i bambini che attraversano la strada correndo, raggiungiamo l’ospedale principale della città, dove ci attendono per iniziare le prime visite di rito.

Per i bambini affetti da labiopalatoschisi è, probabilmente, l’unica occasione per poter cambiare la propria vita. Si tratta, infatti, di interventi chirurgici molto delicati che soltanto i medici dei paesi più sviluppati possono svolgere con massima cura.

Lungo le strade di Dakar, al mattino.

Sono le otto di mattina, al primo piano dell’ospedale, e di fronte alla porta del medico locale alcune madri attendono il nostro arrivo con occhi pieni di speranza. Alcuni bambini piccoli, stanchi per il digiuno e il caldo, piangono disperati, vorrebbero soltanto riposare. Osservo queste scene in silenzio, qualcosa dentro di me rimbomba al pensiero di quanto sia bello viaggiare in Africa.

Carmela e Suy, anestesiste all’ospedale di Roma, iniziano a visitare i piccoli, sincerandosi che tutto sia in ordine per poterli operare. Anche per Suy è la prima esperienza umanitaria, condivide con me l’ansia e l’entusiasmo di un mondo nuovo. Francesca e Paola iniziano a preparare i ferri nella sala operatoria dove tra poco il Dott. Adenavoli potrà iniziare i primi interventi.

Per loro la missione umanitaria è da anni una missione di vita. Hanno girato mezzo mondo, aiutato bambini e famiglie di moltissimi paesi, con la loro passione mi raccontano tutto il significato di quello che sta succedendo.

La mattina corre velocemente, tra le prime visite e le urla dei bambini che iniziano a sentire la fame. Sono quasi le dodici e Francesca mi fa cenno che è il momento di entrare in sala operatoria. “Sempre se te la senti, non ti obbliga nessuno”.

Nella mia vita non ci son mai entrato, sono sospeso tra una lucida paura e la voglia di mettermi in gioco, ancora una volta. Alcune scelte, a volte le più difficili, sono questioni di attimi. Fisso Francesca negli occhi tre secondi, prendo lo zaino e vado con lei. Senza questa scelta probabilmente non avrei vissuto a pieno tutto ciò.

Mentre indosso il camice verde, nello spogliatoio medico, mi guardo allo specchio e sono fiero di me, sto facendo qualcosa per superare un mio limite, io che fino a pochi mesi fa rischiavo di svenire per un prelievo del sangue.

La giornata è lunga e faticosa, a tratti molto dura per me, che all’interno della sala non ho nessun ruolo se non quello di vivere le emozioni. Sono fin troppe le cose che mi passano per la mente in quel caldo pomeriggio di Dicembre, in una sala operatoria africana. Se un anno addietro avessi potuto pensare di trovarmi qui, non ci avrei scommesso mezzo euro.

La sera, dopo cena, dal terrazzo dell’hotel si intravedono i tetti delle case di Dakar, sta scendendo la notte e il cielo è pieno di stelle. Nella mia testa scorrono attimi infiniti.

Anche oggi ho fatto un passo in più.

La mia Africa: un sorriso in più by Gionata Smerghetto

EMOZIONI, PIANTI E ABBRACCI: TUTTO IN UN SORRISO.

Da molti anni portavo con me il desiderio di vivere un’esperienza unica e suggestiva, di cui avevo sempre sentito parlare ma che, in realtà, mai avevo avvicinato seriamente.

Una strada di Dakar, Senegal.

L’ Africa rientrava tra i piccoli sogni nascosti nel cassetto. Quei sogni che spesso rischiano di rimanere in secondo piano, solo per nostra comodità. Sogni un pò troppo difficili da realizzare, forse soltanto perché in certi momenti ci si deve veramente mettere alla prova, uscire allo scoperto e cercarli.

Prendere parte ad un’esperienza umanitaria è sempre stato un mio desiderio, qualcosa di spontaneo che avrebbe riempito di gioia il mio cuore e, forse, quello di qualcun’ altro.

Non soltanto per il misterioso fascino del continente africano, cosi ricco di storia, culture e tradizioni, ma soprattutto percreare la possibilità di mettermi a disposizione degli altri, aiutare, regalare una piccola parte di me a delle persone che ne avrebbero avuto il bisogno.

Uno dei primi bambini incontrati il primo giorno all’ospedale di Dakar.

Il nostro mondo occidentale, cosi troppo concentrato sulle problematiche quotidiane del tempo che non basta mai, negli ultimi anni aveva in parte allontanato da me questa possibilità. Ovviamente per colpa mia, dovendo spesso far coincidere le mie ferie dal lavoro con altre necessità personali.Ma, come è giusto che sia, non è mai troppo tardi per rimettersi in gioco, scommettere su se stessi, cambiare la propria vita e le proprie prospettive.Perché non inseguire qualcosa che nasce dentro di noi, in maniera cosi spontanea e pura?

Papà e bimbo, il mattino dopo l’operazione.

In un periodo di forte cambiamento come quello che sto vivendo, ho deciso di partire per un’esperienza umanitaria e vivere appieno delle emozioni che sicuramente mi avrebbero arricchito ulteriormente.

Emergenza Sorrisi, organizzazione umanitaria con sede a Roma, mi ha permesso di intraprendere questa meravigliosa avventura assieme ad un team di medici, con l’obiettivo di curare ed operare dei bambini affetti da alcune malformazioni che colpiscono labbra e palato dei bambini: la labiopalatoschisi. Si tratta di una malformazione che ha varie cause, dalla mancanza di acido folico nella madre, a fattori ereditari, fino alla povera alimentazione.

Lo staff italiano di Emergenza Sorrisi con Khotta, medico senegalese da anni in Italia.

Prima della partenza immaginavo che tutto questo sarebbe stato molto forte, a tratti emozionante e tosto, ma mi avrebbe di sicuro regalato un sorriso in più.Le sensazione più forti si provano sempre quando ci sono delle difficoltà. Quando si deve fare un passo in più, tendere la mano, aiutare qualcuno e sentirsi dire grazie.

Paola, medico italiano, con in braccio una delle bambine operate da Emergenza Sorrisi.

Gli occhi di questi bambini raccontano tante cose, tanti particolari che si possono scoprire soltanto guardandoli da vicino, sentendone il battito. Viviamo in un mondo che ci generalizza, proseguiamo lungo un cammino che molte volte non decidiamo noi, siamo schiavi del tempo e, molto spesso, ci facciamo sfuggire di mano la nostra libertà. 

Questo perché? Fino a che punto possiamo scegliere cosa vogliamo vivere e come siamo in grado di farlo? Da questa esperienza la mia anima ha qualcosa di nuovo in più: la sensazione che il tempo è nostro, la felicità costa davvero poco, a volte solo un sorriso. Cambiare la propria vita è estremamente complicato, a volte sembra impossibile. 

Ma quando un bambino che non ha nemmeno i soldi per poter essere curato, il giorno dopo l’operazione, ti stringe il dito e ti guarda negli occhi sorridendo, capisci che è solo questione di punti di vista.

Mamme, bambini e staff di Emergenza Sorrisi, tutti assieme per l’ultimo giorno.

Praga: il fascino di una romantica capitale europea by Gionata Smerghetto

UNA SETTIMANA NEL CENTRO STORICO DELLA CAPITALE CECA

Vorrei riassumere Praga con una passeggiata romantica, la sera, con il freddo tagliente che ti costringe a camminare verso l’hotel alla ricerca di calore ed accoglienza, ma allo stesso tempo con gli occhi innamorati di così tanto fascino da voltare lo sguardo all’indietro, ammirando l’eleganza di questa città.

per le vie del centro, praga

Le poche cose che mi avevano raccontato di Praga mi rimandavano ad una “città piccola, ma ricca di splendore”. Il suo cuore è la Old Town (Staré Mesto), che raccoglie tutto il fascino della capitale Ceca, tra vicoli suggestivi e palazzi meravigliosi attorno alla Old Town Square, che alternano eleganza, dinamismo e colore. Tra le vie del centro storico ci si perde tra la folla, attraverso percorsi culturali, musei, bar, ristoranti e shopping. 

E’ sicuramente una città dal misterioso fascino nostalgico: il cima rigido, il cielo spesso grigio, i colori freddi dei palazzi del centro. Ma, secondo me, Praga nasconde al tempo stesso una vena romantica: è una città lenta, ci si muove facilmente a piedi per attraversarla, i molti bar e ristoranti del centro riscaldano i freddi pomeriggi di Novembre, quando alle quattro di pomeriggio il sole se ne è già andato.

l’angolo più affascinante del centro storico

Anche il quartiere ebraico, situato nella parte nord del centro storico, riassume l’anima di Praga: durante il Medioevo il popolo ebraico era confinato nel ghetto, tra la Sinagoga Vecchia e la Sinagoga Spagnola, meravigliosa per il suo stile moresco risalente a fine ‘800. Ad oggi, benché il ghetto sia ormai scomparso, rimangono da visitare il Vecchio Cimitero Ebraico, la Sinagoga Spagnola e la Sinagoga Vecchia-nuova, il Convento di Sant’Agnese e altre chiese limitrofe. Le strade più recenti del quartiere sono raccolte da bellissimi edifici Art Noveau, che caratterizzano fortemente il moderno quartiere ebraico.

Vista dal ponte principale della citta'

una delle piazze illuminate con le luci della sera

Il cibo a Praga è fortemente caratterizzato dalle tradizioni popolari: vicino alla Old Square potrete trovare ogni giorno delle bancarelle con cibo a volontà: dal tipico prosciutto di Praga affettato al momento (che bontà!), a patate cucinate in ogni salsa, verdure di ogni genere, le birre che non mancano mai… Saprete sicuramente come soddisfare il vostro appetito. Mangiare il tipico cibo ceco, infatti, è piuttosto semplice: nella Old Town troverete varie e deliziose taverne locali.

Tra le principali capitali europee, pur con dimensioni relative, Praga è certamente tra le città dove tornerò molto volentieri, non soltanto per un week end di alcuni giorni: il suo fascino mi ha rapito.

Nel centro di Torino, tra cultura, arte e storia by Gionata Smerghetto

TOWN HOUSE 70: LUSSO E COMODITA’ NEL CUORE DI TORINO.

A fine Ottobre sono stato ospitato da Town House 70 per un lungo week end in una città che non avevo mai scoperto cosi bene come questa volta.

Ingresso del Town House 70, in pieno centro.

Il Town House 70 è nel vero cuore di Torino, proprio dietro Piazza Castello, a due passi dalle principali attrazioni culturali ed artistiche della città. Un piccolo paradiso elegante, raffinato, ricco di storia e di cultura.

Torino è sempre stata una città misteriosa per me, forse semplicemente perchè un pò troppo distante da casa e tipicamente fredda, come il suo clima invernale. Ho avuto, invece, la possibilità di fare una grande scoperta: a Torino ci andrei a vivere anche domani. Così ricca di fascino, di quotidianità spontanea e vera, elegante ma non troppo cittadina come invece pensavo potesse essere. E’ fantastica la sensazione di essere immersi in una città metropolitana (gli abitanti sfiorano il milione), ma altrettanto semplice da visitare, senza troppe zone affollate e dimenticando le concentrazioni di traffico esasperato delle grandi città del Nord Italia.

Torino è dolce, come l’ordine dei suoi palazzi che accompagnano le vie del centro che, bagnati dalla pioggia, riflettono la perfetta simmetria della sua pianta. Il primo giorno, dopo l’accoglienza al Town House 70, abbiamo trascorso il pomeriggio camminando senza meta tra le vie del centro, da Piazza Castello a Piazza San Carlo, toccando Palazzo Reale, Palazzo Madama e i Giardini Reali, classiche tappe da turista, ma sempre ricche di fascino.

Esplorare la città senza orario e appuntamenti, in piena sintonia con l’assenza del tempo, è una delle cose che amo fare nel momento in cui mi trovo in un posto che non conosco.  E’ come se si innescasse in me un meraviglioso processo di ambientamento: amo assorbire i riflessi indiretti dei passanti, il profumo della quotidianità, la percezione dello scorrere del tempo. Torino è una città così ricca di cultura da rallentare inconsciamente il pensiero, tutto è più lento proprio perché è più pensato.

La Farmacia del Cambio, storico e rinomato locale torinese.

Non perdetevi l’aperitivo alla Farmacia del Cambio, in pieno centro: è una storica cantina torinese (nella sua suggestiva cantina troverete più di 20.000 etichette!) dove poter gustare un raffinato aperitivo. A fianco invece, al Ristorante del Cambio, vi immergerete in una cucina tradizionale ma moderna e d'elite, grazie alla maestria dello chef stellato Matteo Baronetto e del suo meraviglioso staff di cucina. Il loro motto è “Qui tutto resta com’è e tutto si rinnova: il futuro ha un cuore antico. Non è un museo. Tutt’altro. E’ un luogo da vivere con i cinque sensi”. Il posto è ideale anche per il dopo cena: il salottino al secondo piano vi accoglierà per una serata lounge all’insegna della storia e dell’arte di Torino, tra libri e sigari da gustare.

Anche la visita a Palazzo Madama dovrà sicuramente riempire una parte del vostro soggiorno nella capitale piemontese: frutto delle frequenti mostre culturali, fotografiche ed artistiche, il cuore pulsante della cultura di Torino è sempre un meraviglioso paradiso da non farsi sfuggire.

Torino ha un clima certamente freddo, i mesi invernali sono senza dubbio piovosi e grigi: ma è una caratteristica molto romantica della città, da apprezzare anche per una camminata lungo i murazzi, che vi condurranno in una piccola oasi verde, tra scoiattoli e la verde vegetazione delle rive del fiume Po.

E’ sicuramente meravigliosa anche la vista dal Monte dei Cappuccini e dalla Chiesa di Santa Maria del Monte, da dove potrete ammirare indistintamente come la Mole Antonelliana si sia magicamente inserita nel contesto urbano torinese, caratterizzandolo indelebilmente.

Concludendo, definirei Torino una dolce poesia invernale, in grado di riappacificare l’anima per un week end di cultura, modernità e buon vivere.

Italian Wonder Ways: 5 cammini per 5 continenti... by Gionata Smerghetto

100 PARTECIPANTI. 4 REGIONI. 412 KM. LA VIA “AMERINA” TRA UMBRIA E LAZIO.

Italian Wonder Ways è un progetto pensato e creato dal Consorzio di Francesco’s Way, appoggiato dalle Regioni Lazio, Abruzzo, Toscana ed Umbria. Un cammino che rappresenta il pellegrinaggio verso il Vaticano, attraverso la natura incontaminata del Centro Italia, come storica riproposizione dei cammini spirituali che congiungevano alla Chiesa.

Con il mio gruppo facevo parte della Via Amerina: il percorso è iniziato dalla Basilica di Assisi, attraverso le campagne di Umbria e Lazio, fino all’arrivo al Vaticano. Questo meraviglioso cammino è un continuo flusso di emozione, spiritualità, pace con sé stessi. E’ frutto degli immensi sforzi di Giancarlo Guerrini, ex bancario appassionato da sempre di storia e archeologia, che una notte ebbe improvvisamente una grande illuminazione, mentre con alcuni compagni camminava lungo il Cammino de Santiago: riaprire la ormai dimenticata Via Amerina, e renderla fruibile ai pellegrini di tutto il mondo. Tutto questo si realizza grazie alla creazione della Fondazione dei Cammini della Luce: la volontà è quella di ricercare la pace interiore, avvicinando la mente dei pellegrini alla propria anima, percorrendo a piedi antichi itinerari del Centro Italia.

Il percorso è iniziato dalla Basilica Santa Maria degli Angeli, ad Assisi: lì è iniziata una storia che definirei “infinita", un percorso che si è protratto nella conoscenza non solo del luogo ma soprattutto dell’anima delle persone che lo hanno condiviso con me. Non scherzo quando dico che mai come dopo questa esperienza, ho sentito dentro me un forte vuoto, come se, l’ultimo giorno, salutare i miei compagni di viaggio che arrivavano da tutto il mondo mi avesse tolto un pezzo del mio cuore. Ricordo ancora il respiro lungo e malinconico del mio ritorno a casa, in treno, mentre osservando il paesaggio scorrere velocissimo dal finestrino. I miei pensieri tornavano costantemente a tutto quello che la settimana di cammino mi aveva donato.

Ingresso colonnato della Basilica Santa Maria degli Angeli, Assisi.

Tutto inizia alle ore 17 davanti alla Basilica di Assisi, dove incontro i miei compagni di viaggio:

Magda è una signora polacca, che ama l’Italia così tanto al punto da lasciare il suo paese di origine per scrivere e raccontare il nostro Bel Paese.

Tobie ha 32 anni, viene da Dusseldorf, e scrive per un magazine online di viaggi tedesco: è allo stesso tempo elegante ed ironico, la sua semplicità mi conquista.

Susanna è una blogger portoghese, ha girato il mondo più volte, il suo fascino di sorella maggiore mi fa capire che si prenderà cura dei suoi compagni con una simpatia pura e confidente.

Dylan è un nerd londinese, comunica solo con un inglese da “citizien”, ma è affascinante quanto il suo veloce slang cittadino a cui più volte dovrò chiedere “Repeat, sorry?”.

Olivia è una giovane e sorridente ragazza di origini polacche, ma cresciuta in Germania. Ha da poco vent’anni, ma la sua capacità di volerle bene è subito caratteristica essenziale per tutti. 

Paolo è l’unico italiano, lo identifico subito come il mio futuro padre di viaggio. Ora posso dire che non mi sbagliai. Ama chiacchierare, sempre con una sottile ironia dal fascino indiscutibile.

Aldana e Tino mi colpiscono all’istante: una coppia di blogger che da una vita ama viaggiare e raccontare il mondo, anche da quando con loro c’è un meraviglioso bimbo di 2 anni, Tahiel, il più giovane del gruppo.

Camille è una fashion blogger molto popolare in Giappone, penso subito che sarà difficile comunicare con lei, da subito è molto riservata.

Dani invece arriva dalla California, scrive per una rivista di viaggi americana. Il suo sguardo introverso mi racconta tra le righe che sarà misteriosa e interessante.

Ad accompagnarci c'è Agnese, capogruppo e nostra guida della settimana. Uno sguardo di sincera purezza e grande generosità la identificano subito. Si rivelerà il nostro “Angelo Custode”.

Il territorio tra i Monti Cimini e i Monti Reatini, all’ingresso del Viterbese.

Dopo la "Benezione dei pellegrini” ad Assisi, il secondo giorno scorre in un paesaggio meraviglioso, attraverso i Monti Cimini e Reatini, alla scoperta dell’ultimo pezzo di Umbria che si inserisce nel Viterbese. Da Dunarobba, una frazione di Avigliano Umbro, raggiungiamo Amelia, piccolo borgo cittadino che fu fondata ancor prima di Roma: custodisce intatto ancor oggi il centro storico più antico e affascinante del territorio umbro. Lo si coglie anche dall’orgoglio con il quale gli Amerini raccontano della propria terra, un’amore innato.

Orte è, invece,  un tesoro che unisce vicoli medievali con il prezioso verde della natura, anche nelle terrazze delle signore che curano con immenso amore il loro borgo cittadino. Nel pomeriggio raggiungiamo Gallese, che ci accoglie con una ricca merenda a base di dolci, torte e cioccolato buonissimo, tutto realizzato con le autoctone nocciole di Gallese, una prelibatezza assoluta. Prima del tramonto raggiungiamo Civita Castellana, dove ceniamo.

Le prime luci di Civita Castellana, il Sabato mattina, regalano il silenzio di un piccolo borgo amato dai propri cittadini. Lungo la strada attraversiamo Vasanello, dove il profumo della carne grigliata attira subito la nostra attenzione: ogni anno si festeggia con una sagra popolare la “classe” che compie i 40 anni. La piazza è in festa, i neo-quarantenni fremono per la preparazione del pranzo per la comunità: qui tutti si conoscono, tutti vogliono partecipare, è un vero racconto di amore per la propria terra e le proprie origini. Attraverso Corchiano, piccolo ma affascinante borgo del Lazio, raggiungiamo Calcata, e qui il tempo di ferma per qualche ora. Il borgo medievale non permette l’utilizzo della rete telefonica all’interno delle proprie mura, ma quello che mi colpisce è l’infinita bellezza della cittadina. Un continuo susseguirsi di vicoli incredibili, tutte le terrazze sono gremite di fiori e verde, ogni ingresso di casa è un’opera da ammirare. Nel centro ci vivono circa 60 persone, i gatti dormono all’ombra stanchi di una calda giornata di sole settembrino.

I giorni seguenti si concentrano nel cammino tra ulivi, viti, noccioli e indelebili paesaggi del Lazio che ci avvicinano a Roma, attraverso i borghi di Castel Sant’Elia e Nepi.

Raggiungendo Roma sono trascorsi ormai cinque giorni, e una volta in città, i cinque gruppi fino ad oggi divisi diverranno unico flusso, e ci perderemo tra tutti. In questo preciso istante sento già la nostalgia del percorso con i miei amati compagni: camminare e condividere ogni giorno la quotidianità assieme a loro aveva creato un amicizia inscindibile, incredibilmente nuova e ricca di passione. Il viaggio più bello è quello fatto l’uno verso l’altro, impersonificato dai "Giardinieri di Dio” che si prendono cura e conservano l’atmosfera di questi piccoli borghi incantati. Camminare con le "persone del mondo” è una ricchezza vera ed assoluta, inarrivabile, che regala gioia alla nostra mente e al nostro cuore. Dal finestrino, lungo il ritorno, per un momento non riuscivo a riconoscere la pioggia sul vetro da quella timida lacrima sul mio viso.